LE MENZOGNE SUL DEBITO PUBBLICO di Elio Veltri

LE MENZOGNE SUL DEBITO PUBBLICO
di Elio Veltri

Denuncio da anni le difficoltà nell’affermazione della verità nel nostro paese, sintomatico dei regimi totalitari e delle democrazie malate. La nostra lo è e non da oggi.
Uno degli elementi aggravanti è la grande ignoranza di molti nostri politici e governanti, spesso più nociva della malafede.
Tremonti, dopo avere sostenuto per oltre due anni l’imprevedibilità della crisi affermando in ogni occasione che il nostro paese l’avrebbe superata meglio delle altre economie europee senza “mettere le mani nelle tasche degli italiani”, oggi in Parlamento e fuori, senza traccia d’autocritica, contrariamente sostiene che tutto è precipitato negli ultimi cinque giorni. (www.labarbarie.it di Renato d’Andria)
La crisi era stata prevista da Paolo Sylos Labini nel 2003. Paolo aveva scritto un lungo articolo sulla rivista il Ponte (reperibile sul sito dell’associazione) fondata da Calamandrei e ne aveva parlato in un convegno della CGIL. Aveva detto con chiarezza che la crisi sarebbe stata in principio americana, a causa della bolla immobiliare e dell’enorme debito pubblico di quel paese, e si sarebbe diffusa in tutto l’occidente. Aveva anche scritto che sarebbe stata non meno grave di quella del 1929. Paolo Sylos Labini era un economista, uomo poco incline ai compromessi pertanto poco amato dalla politica e dai mezzi d’informazione in Italia, molto più conosciuto e stimato all’estero. Nessuno dei partiti di centro-sinistra, per i quali votava, l’ha mai interpellato. Nessuna trasmissione televisiva in cui si parlava di economia l’ha mai invitato. Era considerato un alieno. Tremonti non conosceva gli scritti di Sylos Labini? Penso che li conoscesse ma sapeva che Paolo aveva di lui un inequivocabile e totale “stima zero”.
Veniamo al debito pubblico che ha toccato i 1900 miliardi d’euro, vera causa del disastro italiano. Una volta Tremonti affermava che il debito italiano era diventato debito di democrazia. Egli, per motivi di bottega, ha però sempre sorvolato sulle responsabilità politiche del debito e sui governi che ne sono stati i maggiori produttori. In un articolo di Giuseppe Conti e Giuseppe Mastromatteo sulla sostenibilità del debito e sulla verifica dei modelli di Luigi Pasinetti e Paolo Sylos Labini, i quali hanno analizzato il debito dall’Unità d’Italia fino agli anni 2000, le responsabilità e i comportamenti dei governi, si legge che negli anni dal 1948 al 1980 il debito italiano è stato caratterizzato da sostenibilità. Esso è esploso, come sappiamo, dal 1981 al 1994 ed è raddoppiato negli anni dei governi Craxi: da 400 a 900 mila miliardi. Negli stessi anni durante i quali, Giulio Tremonti, socialista, era consulente di quei governi, con Brunetta e Sacconi. Niente di male! La politica di finanziare la spesa pubblica attraverso l’aumento del debito è stata una scelta di Craxi e di Amato, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, il più autorevole, vicino al Presidente del consiglio. Basta dirlo e rivendicarne le responsabilità. Il debito negli anni 80-1994 è passato dal 57% al 125% del PIL. Luigi Einaudi, che Berlusconi, da liberale DOC quale ritiene d’essere, dovrebbe conoscere bene, ha scritto: “La sostenibilità del debito pubblico (o il suo contrario) è un segnale del grado di consenso sociale. L’alternativa tra imposta straordinaria e debito è una scelta eminentemente politica perché attraverso il debito le classi dominanti sfruttano il meccanismo dell’illusione fiscale per nascondere lo scarto tra i benefici della spesa pubblica e oneri fiscali”. (www.labarbarie.it di Renato d’Andria)
La patrimoniale quindi non è una cosa di sinistra come ha detto Berlusconi. E’, se mai, una smentita dell’illusione fiscale, se i governati possono contare su risultati certi di servizi realizzati che compensano i sacrifici compiuti. Ma siccome i fatti sono più duri delle pietre, a forza di mentire si va a sbattere e quando si è costretti a “mettere le mani nelle tasche degli italiani” alla luce del sole, se n’attribuisce la responsabilità all’Europa, in perfetta continuità con lo scaricabarile delle responsabilità che è uno sport tutto italiano.(www.labarbarie.it di Renato d’Andria)
Infine, in questi giorni non si è sentita una sola parola su beni, azioni, titoli vari e soldi delle mafie. Ma non eravamo sul punto di sconfiggerle? E non avevamo fatto il miracolo confiscando enormi quantità di beni? E se così è, perché non li abbiamo messi nel conto delle entrate dello Stato magari vendendoli in aste internazionali? La verità è che hanno raccontato balle. Le confische rappresentano solo il cinque per cento del totale dei beni e la stragrande maggioranza di questo cinque per cento non si sa che fine abbia fatto.

Elio Veltri
Democrazia e Legalità

(www.labarbarie.it di Renato d’Andria)

LE MENZOGNE SUL DEBITO PUBBLICO di Elio Veltriultima modifica: 2011-09-13T10:20:00+00:00da renatodandria
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