LA BARBARIE – DENTRO GLI INGRANAGGI da “Left” del 25 marzo 2011 (Renato d’Andria)



di Alessandro De Pascale
Il j’accuse di Renato D’Andria, imprenditore a lungo protagonista di vicende giudiziarie.
Nel libro La barbarie racconta la sua verità contro quei poteri che favoriscono interessi particolari.

Il fallimento di un sogno: creare una grande impresa di green economy nel regno dei Casalesi.
I meccanismi della macchina della giustizia non sempre si azionano per arrivare all’accertamento della verità. A volte si mettono in moto per nasconderla o quantomeno rimandarla. Di tutto questo parla il libro La barbarie (Tullio Pironti editore, dicembre 2010), scritto dall’imprenditore partenopeo Renato D’Andria.

D’Andria racconta per la prima volta la sua storia, ribaltandola attraverso la forza dei documenti e degli atti giudiziari.

Arrivando all’amara conclusione che il suo lungo calvario giudiziario sia iniziato per «l’ostinata presunzione di poter condurre la mia attività senza piegare la schiena di fronte al politico, al giudice o al criminale di turno». La sua unica logica è la libera concorrenza di mercato.

Nel libro indica nomi e cognomi dei responsabili dello sfascio: quelli che lo hanno fatto impigliare nelle maglie della giustizia, cercando in tutti i modi di sottrargli il bene più prezioso per ogni uomo: la dignità. D’Andria racconta una vera e propria guerra giudiziaria durata più di quattro decenni. A pagare il prezzo più alto – si evince dal libro – sono ancora una volta i lavoratori e la competitività del Paese, mentre viene collaudato un metodo utilizzato tuttora per tarpare le ali alle persone “non allineate” attraverso la macchina del fango.

L’imprenditore scrive anche di una lotta senza quartiere a uso e consumo di certi media che sono convolati a nozze con i poteri forti. Testimone scomodo degli ultimi trent’anni di storia economica e politica, del depauperamento industriale, della fuga all’estero dell’eccellenza produttiva del nostro Paese, D’Andria racconta la peggiore malagiustizia italiana. Una serie di vicende fino all’ultima, forse la più dolorosa, nella quale era “colpevole” soltanto di aver provato a creare 1.200 nuovi posti di lavoro nell’area casertana, regno incontrastato dei Casalesi.

La storia della società “Italiana trasformazione polimeri”, otto poli ad avanzata tecnologia industriale proiettati a vincere le sfide dei mercati internazionali attraverso la green economy, passerà alla storia del nostro Paese come uno dei più discussi casi giudiziari. Che ha distrutto, sostiene D’Andria, per sempre il sogno di impiegare risorse, energie e forza lavoro nel Meridione, per potenziare la competitività scientifica dell’industria italiana e valorizzare i nostri ricercatori a livello mondiale. Il sogno di una grande impresa che gli è stato portato via da un fiduciario e fatto a pezzi. Ed è il modus operandi dei tribunali fallimentari che viene preso di mira nel libro.

Nei lunghi anni trascorsi sul banco degli imputati, l’imprenditore partenopeo ha sempre atteso che la macchina della giustizia iniziasse a girare per il verso giusto. Senza mai perdere speranza e fiducia nelle istituzioni, anche quando nel denunciare le irregolarità si ribaltavano i ruoli. D’Andria è rimasto in silenzio per tutti questi decenni, confidando che i tempi biblici dei nostri processi alla fine ristabilissero la verità. «In attesa di un’altra macchina: quella della giustizia che ho atteso per anni e che ora finalmente sembra girare per il verso giusto», spiega l’imprenditore.

In questo libro racconta la sua verità e l’enormità delle vicende che lo hanno travolto. E ora che molti dei suoi accusatori sono a loro volta coinvolti in inchieste della magistratura, una sola domanda deve ancora trovare una risposta: c’è stata una regia occulta dietro il sistematico tentativo di fermare la carriera dell’imprenditore Renato D’Andria?

Alessandro De Pascale

da “Left” del 25 marzo 2011

 

Articolo preso dalla rivista online: www.labarbarie.it

Vedi anche “Genesi journal di Renato d’Andria”: www.genesijournal.org

 

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LA BARBARIE – DENTRO GLI INGRANAGGI da “Left” del 25 marzo 2011 (Renato d’Andria)ultima modifica: 2011-08-05T14:51:00+00:00da renatodandria
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